Quintali di amianto in centro a Nocera Inferiore

Scritto da

Quintali di amianto in centro a Nocera Inferiore

 

 

L'ex industria Galano, dismessa da tempo, è un pericolo costante per i residenti ma nonostante le denunce resta tutto fermo

Invia per email
Stampa
 

NOCERA INFERIORE. Una distesa di tettoie di amianto, incastonate nel zona storica di Casolla ai confini tra Nocera Inferiore e Nocera Superiore. I capannoni della ex fabbrica conserviera Galano sono ancora ricoperti da lastroni di eternit, logori e deteriorati a causa degli agenti atmosferici.

 

L'amianto sui tetti a Nocera InferioreUna distesa di capannoni con eternit a Casolla negli immobili di una ex azienda conserviera (video di Luigi Pepe)

 

 

 
Il grido disperato di Mario Nacchia, 73 anni, nato e cresciuto nel quartiere di Casolla, sembra essere un’isola nel silenzio. Aveva iniziato una petizione per richiamare l’attenzione delle istituzioni, con circa 150 firme di concittadini. Nessuna risposta. Tre settimane fa, l’anziano ha perso anche il terzo fratello per tumore ai polmoni: gli altri due erano morti per la stessa causa. «Il problema è nato nel 1955 quando hanno fatto la fabbrica Galano. Siamo circondati dall’amianto. Abito qui da una vita ma sono stato 35 anni all’estero. I miei fratelli sono morti per tumore, due di 60 anni e uno di 45. Soffro di asma e ho i polmoni macchiati. Mia moglie ha i linfonodi. Qui stanno morendo molte persone. Sono più di due anni che sto combattendo». Nacchia ha inviato, dal 2013, documenti, petizioni, esposti, denunce al sindaco, all’Asl, al comando dei carabinieri, alla Finanza, al commissariato di polizia, alla procura della Repubblica. Si è fatto promotore di un’intera comunità di cittadini, terrorizzati dalla presenza di amianto a due passi dalle loro case. «Qui ci sono numerosi casi di carcinomi - continua Nacchia - Solo alcuni capannoni industriali sono stati coibentati ma la maggior parte dei tetti sono rimasti allo scoperto. Da anni girano le voci che su quei capannoni dovrebbero costruire dei palazzi ma intanto tutto resta fermo». Nacchia era stato un operario dell’impresa che ha edificato i fabbricati di Casolla. «Là sopra ci ho lavorato io stesso. So benissimo che c’è tutto amianto. All’epoca nessuno sapeva che faceva male. Il problema è che adesso si sa, esistono leggi che ne vietano l’utilizzo ma quelle tegole sono ancora qui».

 

Gli archi dei capannoni sono tutti sbeccati, alcuni settori dell’impianto si trovano in un evidente stato di degrado. «Quando piove - spiega Nacchia - si forma una specie di polvere che poi una volta seccata se la porta il vento. L'appello lo facciamo alle istituzioni locali e al Governo. Non posso permettermi di portare un perito di parte che faccia altre analisi».

Nacchia prima lavorava a Londra, come montatore di aerei militari per il Ministero della difesa inglese. «Volevo tornare in Italia per godermi la pensione e invece mi sto rovinando la vita. Sto pensando di vendere tutto e di andarmene di nuovo».

Entra o Registrati