Rogo di San Gregorio Magno

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Rogo di San Gregorio Magno, la Cassazione attenua le pene

di Angela Trocini
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Annullata per prescrizione la condanna, per quanto riguarda l'accusa di incendio colposo, agli imputati del processo sul rogo di San Gregorio Magno che nel dicembre del 2001
 distrusse la struttura che ospitava i malati psichiatrici in cura all'Asl. I giudici della terza sezione della Corte di Cassazione hanno invece confermato le condanne per quanto riguarda l'omicidio plurimo con pene più basse per tutti gli imputati: per il sindaco Pierluigi Piegari e per il dirigente dell'Asl Agostino De Bellis una riduzione della condanna fino a tre anni e dieci mesi di cui tre condonati. Agli infermieri Pierluigi Corrado e Giovanni Stabile la residua pena di due anni è stata prescritta. Pena ridotta anche per Giuseppe Sarro, l'altro dirigente dell'Asl, per Vito Saggese e Vittorio Iuzzolino. Per l'allora assessore Onofrio Grippo che firmò il certificato di agibilità della struttura, i giudici supremi hanno disposto l'annullamento della sentenza di secondo grado con rinvio alla Corte di appello di Napoli. Nella tragedia, avvenuta nella notte di domenica tra il 16 ed il 17 dicembre 2001 all'interno del centro di riabilitazione mentale di San Gregorio Magno, morirono bruciati vivi nel sonno 19 malati di mente, undici uomini ed otto donne. Gli infermieri, nell'incendio causato probabilmente da un corto circuito, riuscirono a salvare solo nove ricoverati. All'indomani della tragedia furono lanciate pesanti accuse all'indirizzo della Regione Campania e dell'Asl Sa 2, enti che gestivano la struttura, per l'inadeguatezza della struttura costituita da cinque prefabbricati e donata dopo il sisma dalla Caritas francese. Nel mirino anche l'amministrazione comunale con in testa il sindaco Piegari. Oltre ad una precaria situazione strutturale, per le perizie effettuate nel corso delle indagini, mancava qualsiasi norma per la prevenzione riguardo agli incendi sia per i materiali utilizzati nella costruzione sia per gli arredi utilizzati. Per incendiare i divani bastava un accendino o, addirittura, una scocca di sigaretta (cosa che poi accadde). I panelli che componevano la struttura (a sandwich) erano inoltre facilmente infiammabili con una resistenza all'azione del fuoco quasi nulla. Anche la relativa "classe di fumo" risultò inadeguata per la presenza di poliuretano che, quando brucia, sviluppa gas letali. E anche un sopralluogo, da parte della commissione regionale il 12 novembre 1987, dispose il trasferimento degli ammalati dalla Sir poichè ritenuta inidonea: l'Asl, pero, continuò ad ospitare i pazienti. Le indagini scaturite in seguito al rogo avrebbero dimostrato che la struttura era priva del certificato di prevenzione che fu richiesto solo a dicembre '97 nonostante funzionasse sin da gennaio '97

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